Pica nel gatto: i fattori scatenanti e tutto quello che bisogna sapere

La pica, o allotriofagia, è un disturbo del comportamento alimentare che porta l’animale a ingerire volontariamente materiale non commestibile.Talora il picacismo viene sottovalutato dal pet-owner, ma può compromettere seriamente la vita dell’animale.

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La pica nel gatto (o in altri animali) è l’ingestione volontaria di materiale non commestibile. Il termine pica, infatti, deriva dal latino e significa “gazza” e fa riferimento, non a caso, alla Pica pica, nome scientifico del noto uccello, famoso per la sua tendenza a rubare oggetti non commestibili e assaggiarli.

Il picacismo può essere riscontrato nel cane, nel gatto ma anche nel cavallo: in questo articolo ci concentreremo specificatamente sul gatto.

Quali sono i fattori scatenanti la pica nel gatto?

Sicuramente, gioca un ruolo principe l’ambiente e il sistema familiare in cui vive il pet. Un ambiente ipostimolante, con scarso arricchimento ambientale e attività ludica ridotta sono tutti fattori che giocano un ruolo determinante e talora possono essere addirittura la causa scatenante.

Sono molti gli elementi significativi che alterano il sistema familiare e che potrebbero scatenare la pica: l’inserimento del gatto nel suo nuovo ambiente, l’arrivo di un altro pet, l’allontanamento di un familiare, la malattia di qualcuno o la costante presenza in casa di un estraneo.

Qualsiasi fattore stressogeno potrebbe quindi determinare nel gatto la pica.

L’ingestione di materiale non commestibile può determinare anche la morte del gatto, se non è repentino l’intervento medico veterinario.

È quindi fondamentale capire quale sia la motivazione che spinge il gatto a ricercare cibo non commestibile.

Come si manifesta la pica nel gatto?

All’inizio delle manifestazioni di pica, il gatto tende a masticare e a ingerire solamente la lana, successivamente rivolge la sua attenzione a qualunque tipo di tessuto, dal cotone alle fibre sintetiche e altri materiali quali carta, cotone, plastica, gomma e legno.

Talora, la pica sembra essere associata anche ad altri disturbi comportamentali quali marcature, eliminazioni inappropriate, aggressività ed iperattività.

La pica viene a volte utilizzata dal gatto anche per attirare l’attenzione del suo pet-owner, troppo impegnato in altre attività; in questi casi, il comportamento avviene solo in sua presenza ed è generalmente focalizzato su fili del telefono, cavi elettrici, tappeti, maglioni, biancheria intima, abiti, copridivano, asciugamani e tovaglie.

Qui è la cattiva relazione tra il gatto e il suo pet-owner ad essere il fattore scatenante.

Perché chiedere la consulenza del medico veterinario comportamentalista?

Il picacismo è un disturbo del comportamento alimentare particolarmente presente nei soggetti di razza orientale quali il Siamese, il Burmese e il Tonkinese in cui sembra giocare un ruolo rilevante la predisposizione genetica.

Tuttavia, la pica si può manifestare in tutti i gatti, anche se, generalmente, viene osservata nei gattini nell’arco di un mese dall’adozione.

Il gatto è un animale territoriale e qualsiasi modificazione ambientale determina in lui un disagio psico-fisico che potrebbe esordire con questo comportamento ossessivo di mangiare oggetti non commestibili.

Ecco perché, se durante la visita clinica viene evidenziato questo disturbo del comportamento alimentare, è opportuno sempre e comunque richiedere la consulenza del medico veterinario comportamentalista, che tramite la visita valuterà attentamente l’ambiente e il sistema familiare in cui vive il pet: elementi fondamentali per stabilire la terapia più adeguata.

FONTE: LaSettimanaVeterinaria

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