Intossicazione da rodenticidi anticoagulanti negli animali domestici – II parte

A cura di: Prof. Simone Bertini

In che cosa consiste l’intossicazione e quali sono i sintomi clinici?

L’intossicazione da rodenticidi anticoagulanti non causa sintomi apparenti per un periodo di tempo variabile da poche ore a 1-3 giorni (in genere) dal momento dell’assunzione del tossico; questo perché anche se il veleno ingerito comincia subito a svolgere la sua azione tossica a livello del fegato (bloccando la produzione di vitamina K attiva, che a sua volta serve per l’attivazione di alcuni fattori della coagulazione), le “riserve” di vitamina K presenti all’interno dell’organismo al momento dell’intossicazione, in quanto precedentemente introdotte con la dieta, svolgono la loro azione protettiva.

E qui mi rifaccio a quanto riportato nella prima parte e cioè che non bisogna tralasciare nell’anamnesi anche i particolari che sembrano insignificanti (animale che ha frequentato luoghi sospetti o dove si sa che si sono verificati altri casi di intossicazione) perché possono aiutare il personale medico nell’individuare la causa con immediatezza; dal momento che possono passare anche un paio di giorni tra l’ingestione del tossico e l’inizio dell’intossicazione, non va tralasciato nessun ricordo.

Quando l’animale comincia a manifestare i segni dell’intossicazione, questi sono caratterizzati dalla presenza di emorragie variamente localizzate e distribuite nel corpo; alcune di esse saranno immediatamente visibili anche da parte del proprietario, altre saranno verificate del Medico Veterinario, che ne giudicherà anche la gravità.

Il cane potrà avere emissione di sangue dalla bocca e dal naso o avere le urine o le feci con striature ematiche (sangue nel tratto urinario o nell’ultima porzione dell’intestino). L’animale appare stanco, riluttante a muoversi e a compiere le azioni che solitamente svolge con il proprio padrone, spesso con respiro affannoso. Quest’ultimo sintomo potrebbe indicare una massiccia presenza di sangue in addome, con conseguente accumulo che “preme” sul diaframma e rende difficoltosa la respirazione; talvolta l’animale, nel tentativo di respirare meglio, assume la posizione di “seduto”, perché in questo modo alleggerisce il peso sul torace e sul diaframma.

La tosse è un sintomo non frequente, ma che può rivelare la presenza di sangue a livello polmonare, in modo tale da ostacolare la respirazione; se l’accumulo di sangue non coagulato avviene a livello cardiaco, l’animale può morire improvvisamente.

Altri sintomi possono essere rappresentati da mancanza di appetito, nonché da zoppie a livello dei vari arti legate ad un accumulo di sangue all’interno delle articolazioni. È possibile la comparsa di alcune macchie emorragiche nella zona ascellare o nel piatto inguinale, più facilmente osservabili negli animali a pelo corto, nonché a livello di mucose apparenti, come quelle orali, congiuntivali, anali, etc. In rari casi possono insorgere anche crisi convulsive, per emorragie a livello del sistema nervoso centrale.

Come potete vedere, il quadro clinico è sovente molto grave, per cui risulta fondamentale una diagnosi precoce e un immediato trattamento terapeutico.

La terapia prevede l’utilizzo di vitamina K1, da somministrare per via endovenosa, ma anche per via orale e se del caso per via rettale. Naturalmente la dose, la via di somministrazione e la frequenza delle somministrazioni saranno oggetto della scelta del Medico Veterinario, ma si ricorda l’assoluta necessità di continuare senza interruzioni il trattamento per tutta la durata prevista, anche nel caso in cui l’animale sembrasse riprendersi completamente.

Già, perché, eccezion fatta per i casi più gravi, in seguito ad un trattamento terapeutico appropriato, il cane tende ad avere un buon recupero fisico: torna l’appetito e riprende la voglia di muoversi e di interagire con l’ambiente circostante. Ma non bisogna dimenticare che il tossico sta probabilmente svolgendo ancora la sua azione dannosa all’interno dell’organismo. Lo ricordo ancora una volta perché il proprietario, sentendosi sollevato dal miglioramento clinico dell’animale, può “dimenticarsi” di effettuare la terapia prescritta, con una ricaduta che può avere effetti mortali.

Vi basti pensare che, tra i rodenticidi ad azione anticoagulante, vi sono principi attivi che sono in grado di bloccare la vitamina K anche per più di un mese! Oltre alla vitamina K1 il Medico Veterinario potrà decidere, in base alle condizioni cliniche del paziente, di associare altri trattamenti, quali soluzioni idroelettrolitiche, fattori della coagulazione congelati, trasfusione di sangue, etc.

Naturalmente ogni altra terapia che l’animale sta osservando dovrà essere dichiarata in sede di visita, meglio ancora se con l’esibizione della scatola del medicinale.

Come avete letto, ho sovente menzionato il cane quale specie animale più coinvolta per la sua natura esplorativa che lo porta ad entrare in contatto più facilmente con sostanze tossiche disseminate senza raziocinio nell’ambiente esterno; pur tuttavia, anche il gatto e alcune altre specie animali possono essere colpite, come cavalli, bovini, piccoli ruminanti e in genere tutti quegli animali che hanno libero accesso all’esterno delle abitazioni o nei luoghi dove possono esserci ratti/interventi di derattizzazione. Alcune esche fatte con il grano possono essere ingerite dai volatili, con conseguente avvelenamento degli stessi.

Il gatto può intossicarsi secondariamente, a fronte dell’ingestione di ratti che, a loro volta, abbiano ingerito un rodenticida ad azione anticoagulante; ciò non è frequente, ma è possibile, per cui tenete conto delle abitudini del vostro felino in caso di trattamenti nella zona.

Perché un animale possa intossicarsi non è necessario ingerire più esche, in quanto soprattutto con gli anticoagulanti di ultima generazione, particolarmente letali, anche un’unica assunzione può rivestire carattere di pericolosità elevata.

Se siete voi stessi ad operare una derattizzazione (ad esempio in un pollaio, in un giardino, in un granaio), ricordate che i prodotti a disposizione sul mercato sono assolutamente in grado di intossicare i nostri animali domestici (e anche quelli selvatici), in quanto non dotati di tossicità selettiva (capaci cioè di colpire solo la specie bersaglio, vale a dire il ratto, il topo od un altro roditore).

Abbiate quindi cura di disporre le esche in modo accurato e di contarle, per poi controllare e provvedere alla rimozione delle stesse alla fine del trattamento. Fate in modo da evitare accuratamente di lasciare le esche alla mercé degli animali e disponetele lungo le supposte vie di passaggio dei roditori, in genere lungo i muri perimetrali e/o tubature o luoghi nascosti.

Infine, per concludere, un accenno al colore dei prodotti; contrariamente a quanto si possa pensare, i rodenticidi ad azione anticoagulante non sono tutti di colore rosso; ve ne sono di colore nero, blu, grigio e verde. Il colore (è una regola fondamentale) serve soltanto ad indicare a chi maneggia la sostanza che è presente qualche cosa all’interno e quindi che bisogna fare attenzione, una volta di più.

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