CARDIOMIOPATIA DILATATIVA (DCM)

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    Definizione

    Forma primaria, idiopatica, di miocardiopatia caratterizzata da progressiva perdita di contrattilità miocardica e conseguente dilatazione mono o bi ventricolare.

    Eziopatogenesi

    Stati carenziali nutrizionali (taurina nel gatto), endocrinopatie (ipotiroidismo, diabete mellito, feocromocitoma), ischemia del miocardio, stadio avanzato di insufficienza cardiaca congestizia destra e sinistra, nonché stati tossinfettivi sono i responsabili di forme secondarie di miocardiopatia dilatativa.

    L’eziologia della forma primaria è sconosciuta. La patologia colpisce più frequentemente razze predisposte di cani di taglia medio-grande (Dobermann Pinscher, Boxer, Alano, Labrador retriever, Cocker Spaniel, San Bernardo, Terranova), solitamente in età compresa tra i 5 e 10 anni. Una particolare forma di DCM, che colpisce il Boxer, viene definita, per decorso, caratteristiche fisiopatologiche e corredo sintomatologico, cardiomiopatia aritmogenica del ventricolo destro (ARVC).

    La compromissione della capacità contrattile ventricolare determina la riduzione della gittata sistolica, il sovraccarico volumetrico ventricolare sinistro (ipertrofia eccentrica) e la successiva disfunzione diastolica ventricolare sinistra. Il protrarsi di tali condizioni determina sovraccarico volumetrico atriale sinistro, insufficienza mitralica secondaria e l’insorgenza di insufficienza cardiaca congestizia sinistra (ICC-sx), con successivo cointeressamento del settore destro cardiaco (ICC-dx). Spesso in corso di DCM si riscontrano fibrillazione atriale o altre tachiaritmie sopraventricolari e ventricolari.