Parassiti del gatto: un pericolo per l’uomo?

La maggior parte delle malattie parassitarie trasmesse dal gatto all'uomo può essere evitata con regolari trattamenti antiparassitari e seguendo opportune misure igieniche.

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parassiti gatto uomo

Il gatto può ospitare molti parassiti, inclusi alcuni a carattere zoonosico, cioè che possono essere trasmessi all’uomo.

L’animale può infestarsi attraverso l’ambiente, l’ingestione di ospiti intermedi o la contaminazione tra gatti.

Le infestazioni da parassiti interni (endoparassiti) sono le più frequenti.

Il più delle volte riguardano gatti di età inferiore a un anno, che vivono anche fuori casa, vanno a caccia di piccoli animali e non sono trattati con antiparassitari.

Questo tipo di parassiti sono trasmessi dal gatto all’uomo attraverso il contatto diretto, un ambiente contaminato o per ingestione di elementi infestanti.

Vediamo quindi quali sono le quattro più importanti zoonosi dovute a parassiti trasmessi dal gatto all’uomo.

Microsporum canis: il fungo della tigna

Microsporum canis è un dermatofita, cioè un fungo parassita della pelle degli animali e dell’uomo. È frequente, ma è scarsamente patogeno.

I gatti sono contaminati dall’ambiente – le sue spore infatti sono molto resistenti nell’ambiente esterno – o dal contatto con un animale contaminato.

Gli esseri umani si infettano attraverso il contatto della pelle con le spore del fungo, che causa tipiche lesioni ad anello, pruriginose e con un orlo eritematoso.

Talvolta, nei bambini si ha anche un interessamento del cuoio capelluto (Tinea capitis).

Importante è la diagnosi precoce. Si analizzeranno quindi possibili rischi di trasmissione (recente adozione di un gattino randagio) e l’aspetto clinico delle lesioni, utilizzando la lampada di Wood.

La certezza della diagnosi si ha però effettuando una coltura micologica, che è fondamentale nel caso di un gatto asintomatico.

Il Medico veterinario prescriverà poi la terapia antifungina più indicata per l’animale.

Evitare la contaminazione con misure igieniche e decontaminazione ambientale

Fondamentali sono il rispetto delle misure igieniche.

Dato il rischio zoonotico, è necessario limitare i contatti con il gatto, soprattutto se in presenza di anziani, soggetti immunocompromessi o bambini.

Bisogna anche attuare una buona decontaminazione ambientale: utilizzare di frequente l’aspirapolvere, lavare le superfici con disinfettanti ad attività fungicida, come candeggina in diluizione 1:10-1:100, molto efficace.

In lavatrice, due cicli di lavaggio sono sufficienti a disinfettare i tessuti.

La temperatura dell’acqua sembra ininfluente, mentre un ridotto carico del cestello è fondamentale per permettere un ottimo risciacquo della biancheria.

Toxocara cati: controllare i randagi e i gattini

È un parassita dell’intestino tenue dei gatti, che si contaminano ingerendo uova embrionate, cacciando e alimentandosi di ospiti intermedi o, nel gattino, dal latte materno.

L’uomo si infesta con l’ingestione di uova embrionate.

Una volta schiuse nell’intestino, da queste fuoriescono larve che penetrano la parete intestinale, dando origine a una larva migrans viscerale che andrà in parti del corpo differenti.

Questa malattia è spesso senza sintomi e quindi probabilmente sottodiagnosticata.

Nei bambini può causare dolore addominale, debolezza e facile affaticamento, manifestazioni asmatiche e disturbi oculari.

Secondo uno studio, fino al 25% dei gattini sotto i 6 mesi, il 16% dei gatti adulti e il 33% dei gatti randagi in Europa sono portatori di Toxocara cati.

parassiti gatto uomo randagi

Per limitare il rischio di contaminazione umana da Toxocara cati è necessario rispettare le misure igieniche, effettuare un trattamento antiparassitario dei gattini dall’età di 3 settimane, ogni 15 giorni fino allo svezzamento, poi ogni mese fino a 6 mesi.

Al fine di limitare la contaminazione precoce dei gattini, si consiglia di sverminare anche la gatta alla fine della gravidanza (a 60 giorni).

Il trattamento antiparassitario del gatto adulto dipende dal suo stile di vita: l’ideale è fare eseguire dal veterinario regolari esami delle feci.

Echinococcus multilocularis: una parassitosi rara ma grave nell’uomo

L’ospite definitivo di questo parassita intestinale è la volpe – a volte il cane, più raramente il gatto.

Quest’ultimo rilascia nell’ambiente feci contenenti uova, che sono gli elementi infestanti per l’essere umano.

L’uomo si contamina attraverso l’ingestione, ad esempio, di frutti di bosco.

Può quindi contrarre una malattia rara ma grave, perché è molto difficile da curare.

Dopo la schiusa delle uova, nell’uomo la larva di Echinococcus multilocularis invade infatti il fegato per diversi anni, danneggiandolo.

La prevenzione prevede il rispetto delle misure igieniche e la sverminazione mensile per i gatti che vivono in una zona ad alto rischio di contaminazione e che cacciano attivamente.

Toxoplasma gondii: attenti a carni e verdure

Il gatto si contamina ingerendo oocisti (forma iniziale di sviluppo di questo parassita) o prede già contaminate.

L’uomo viene contaminato in due modi: ingerendo oocisti presenti nelle feci dei gatti, oppure, nella maggioranza dei casi, da cisti di bradizoiti (stadio di sviluppo successivo di questo parassita).

In quest’ultimo caso la contaminazione avviene attraverso il consumo di carne, soprattutto di pecora, poco cotta.

Il gatto contaminato emette oocisti nelle feci per una o due settimane nell’ambiente esterno, che può contaminare un gatto o un essere umano o entrare nella catena alimentare quando gli animali da reddito ingeriscono le oocisti.

Occorrono dalle 24 alle 48 ore affinché le oocisti si evolvano e diventino infettanti per un nuovo ospite.

In Europa si stima che circa il 50-80% della popolazione è venuto in contatto con il parassita.

La maggior parte delle volte la malattia è asintomatica.

Un parassita ad alto rischio per le donne in gravidanza e le persone immunocompromesse

Il rischio maggiore di questo parassita riguarda le donne incinte, perché il feto può essere contaminato per via transplacentare e andare incontro a malformazioni e alla morte.

In Europa, la toxoplasmosi congenita coinvolge 1-10 nati ogni 10.000 all’anno.

Il pericolo riguarda però anche le persone immunocompromesse, che possono sviluppare una forma di toxoplasmosi polmonare e cerebrale.

La prevenzione implica il rispetto di misure igieniche: cucinare accuratamente la carne, lavare frutta e verdura, rimuovere quotidianamente le feci del gatto dalla lettiera, ecc.

Il gatto è ancora molto incriminato da medici od ostetriche, ma una donna incinta sieronegativa può vivere felicemente con il suo gatto se viene adeguatamente informata.

parassiti gatto uomo donna incintaIl Comitato Scientifico Europeo per lo Studio dei Parassiti negli Animali da Compagnia (European scientific counsel companion animal parasites – ESCCAP), fornisce diverse schede informative sulla toxoplasmosi.

Indagare lo stato del gatto di casa è di scarso interesse, perché non permette di valutare in modo certo il rischio rappresentato dall’animale.

Un gatto sieropositivo potrebbe non espellere più le oocisti, mentre un sieronegativo potrebbe essere successivamente contaminato.

Per quanto riguarda l’analisi delle feci è spesso negativa, perché il periodo di escrezione delle oocisti è molto breve.

Nei gatti sono allo studio diversi vaccini, con l’obiettivo di prevenire la diffusione delle oocisti nell’ambiente.

Articolo tratto da La Settimana Veterinaria