PROCESSIONARIE

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    Definizione

    Condizione patologica, anche denominata erucismo, derivante dal contatto, in genere per ingestione, di larve di lepidotteri dette processionarie; le più diffuse nel nostro Paese sono quelle del pino e della quercia, rispettivamente Thaumetopoea pityocampa e Thaumetopoea processionea.

    Gli adulti sono delle inoffensive falene, che, una volta uscite dal bozzolo (luglio-agosto), iniziano immediatamente (anche perché hanno una vita molto breve, di circa 2 giorni) a cercare le piante più adatte per deporre le uova.

    Dopo circa 4 settimane si sviluppano le larve, che cominciano a nutrirsi delle foglie, spostandosi di ramo in ramo, fino a che, verso la fine di ottobre, costruiscono un nido per affrontare l’inverno; verso marzo-aprile le larve lasciano il nido e scendono dall’albero, muovendosi in fila (in processione, da cui il nome) e dirigendosi verso un luogo adatto del terreno, dove si interrano (a una profondità di circa 15 cm) per tessere il bozzolo, all’interno del quale si svilupperà l’adulto.

    La pericolosità delle larve è riconducibile alla presenza, sulla loro superficie, di peli urticanti che si staccano facilmente.

    Le conseguenze più gravi si possono avere quando gli animali, soprattutto cani, vengono direttamente a contatto con i bruchi (con il muso e/o, quando li ingeriscono, con la lingua, con la mucosa orale, ma anche con quella faringea, esofagea e gastrica).

    Il distacco dei peli urticanti può avvenire anche a causa del vento, cosa che tuttavia espone meno pericolosamente gli animali.

    Eziopatogenesi

    I peli urticanti, che rivestono le larve dei suddetti lepidotteri, posseggono un alto contenuto di taumetopoeina (tossina che provoca forte liberazione di istamina), acidi aristolochici, cardenolidi e di svariate proteine ad azione fibrinolitica.

    La lingua, ma anche la mucosa del cavo orale, del faringe, dell’esofago e dello stomaco (se le larve vengono ingerite) e del laringe, vanno incontro a gravi lesioni infiammatorie (con edema che può causare disfagia e difficoltà respiratoria) e necrotiche; i tessuti necrotizzati possono distaccarsi e/o richiedere intervento chirurgico.