FIBRILLAZIONE ATRIALE (AF)

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    Definizione

    Rappresenta una tachiaritmia sopraventricolare che, per il suo frequente riscontro clinico, si ritiene comunque utile trattare di seguito, sebbene non possa essere considerata espressamente una malattia dell’apparato cardiocircolatorio.

    Eziopatogenesi

    I gatti e i cani di piccola mole mostrano una predisposizione inferiore all’insorgenza della AF, se paragonata a quella dei cani di grossa mole. L’incidenza dell’aritmia è, infatti, particolarmente elevata in cani di grossa taglia, come il Levriero Irlandese, e si palesa più frequentemente nei maschi rispetto alle femmine.

    Di fatto è possibile riconoscere sia una forma primaria, sia una secondaria dell’aritmia. La AF, in forma parossistica o sostenuta, insorge solitamente associata a cardiopatie come ad esempio la cardiomiopatia dilatativa (DCM), lo stadio avanzato di valvulopatie croniche della mitrale e della tricuspide, le neoplasie atriali ecc.

    Tuttavia può palesarsi spontaneamente, anche in assenza di patologie strutturali cardiache, come ad esempio in corso di anestesia, ipotiroidismo, pericardiocentesi (per rapida rimozione di eccessivi volumi di fluido) e ipervolemia (persovradistensione atriale indotta da fluidoterapia aggressiva).

    Lo sviluppo anomalo e multifocale di un elevato numero di impulsi atriali (anche più di 700/min.) costituisce l’evento patogenetico fondamentale della AF. Solo alcuni di questi impulsi sopraventricolari, tuttavia, possono attraversare il nodo atrioventricolare e propagarsi ai ventricoli determinando eventi sistolici che si susseguono nel tempo con intervalli sempre diversi.

    L’elevata frequenza di contrazione ventricolare, che generalmente contraddistingue i pazienti con AF, produce una tale alterazione emodinamica da giustificare l’insorgenza di insufficienza cardiaca da ridotta portata.