Citauxzoonosi, Leishmaniosi e Parassitosi da Nematodi

gatto si arrampica su betulla

LA CITAUXZOONOSI

La citauxzoonosi è una malattia parassitaria sostenuta da un protozoo, esattamente come il patogeno responsabile della leishmaniosi, appartenente al genere Cytauxzoon, individuato e “battezzato” nel lontano 1948, per indicare un parassita che albergava nelle cellule fagocitarie (macrofagi) della silvicapra africana.

Tra le diverse specie appartenenti a questo genere, quella che interessa i medici veterinari che si occupano di animali da compagnia e i proprietari di gatti è Cytauxzoon felis, individuato per la prima volta nel 1976, in un gatto, nel Missouri. Questo protozoo è responsabile di una malattia ad andamento acuto, inesorabilmente fatale, che porta a morte il soggetto colpito nel giro di 1-7 giorni dalla comparsa della prima sintomatologia clinica.

Purtroppo, i segni clinici non sono specifici, ma riscontrabili anche in soggetti affetti da altre patologie, quali febbre, mancanza di appetito e dispnea (difficoltà respiratoria). I danni più gravi si registrano a carico delle cellule endoteliali di diversi organi, quali polmoni, milza e linfonodi, dove i trombi parassitari sono responsabili di occlusione vascolare. Cytauxzoon felis parassita anche i globuli rossi, causandone la distruzione.

Ma chi è il responsabile della trasmissione di questo pericoloso protozoo al gatto, sia domestico sia selvatico? Ancora una volta le colpevoli sono le zecche dure, e in particolare Amblyomma americanume e Dermatocentor varibilis, le zecche particolarmente diffuse negli Stati Uniti occidentali, dove Cytauxzoon felis è endemico. Purtroppo, però, questo letale parassita è stato segnalato anche in Italia, nella zona del Viterbese e nell’area di Trieste, dove si ritiene che la prevalenza dell’infezione raggiunga il 23%.

LA LEISHMANIOSI

La leishmaniosi è una zoonosi considerata tra le più diffuse al mondo, e, oltre che nel cane (considerato il serbatoio della malattia per l’uomo) è stata diagnosticata anche in altre specie animali, sia domestiche (gatto, furetto, gerbillo, criceto) sia selvatiche (ad esempio, volpe).

Il protozoo responsabile dei casi di leishmaniosi felina nel Vecchio Mondo è, come nel cane, Leishmania infantum e i vettori della malattia sono sempre i flebotomi.

La sintomatologia è spesso assente nei gatti sani, mentre nei soggetti FIV e/o FeLV positivi o con altre patologie croniche o autoimmuni si osservano le manifestazioni più gravi: vomito, febbre, aumento della quantità di acqua assunta (polidipsia), aumento della quantità di urine emesse (poliuria) e ingrossamento della milza.

Dal punto di vista epidemiologico, la leishmaniosi felina è stata segnalata in diversi Paesi europei, tra cui Spagna, Francia, Portogallo, Svizzera e Italia; in particolare, sul nostro territorio, a oggi, sono stati segnalati ben 27 casi.
In ogni caso, nonostante le conoscenze relative alla leishmaniosi felina stiano progressivamente arricchendosi, gli studi continuano, soprattutto per meglio caratterizzare il ruolo del gatto nell’epidemiologia di questa pericolosa zoonosi.

Attualmente, sebbene il ruolo del gatto nell’epidemiologia della leishmaniosi sia ancora poco noto, è stato comunque dimostrato che i flebotomi, in grado di fungere da vettori biologici della parassitosi, possono infettarsi durante il pasto di sangue su un gatto leishmaniotico.

I nematodi in grado di parassitare bronchi e polmoni del gatto sono noti da molto tempo. Ma, recentemente, sono state individuate due recentissime nuove entrate: Troglostrongylus brevior, un nematode che, da adulto, si localizza nei bronchi di gatti domestici e selvatici (ospiti definitivi).

I tessuti peribronchiali e le pareti bronchiali sono invece i siti in cui, racchiusi in strutture simili a cisti, è possibile riscontrare Oslerus rostratus. Dal punto di vista epidemiologico, Troglostrongylus brevior è stato individuato in Spagna, Grecia e Israele, mentre in Italia, nelle Regioni Puglia, Lazio, Umbria, Abruzzo, Marche, Sicilia, e Sardegna. In queste ultime due

Regioni, è stata segnalata anche la presenza di Oslerus rostratus. Un altro nematode del gatto domestico, descritto nei primi decenni del XIX secolo in Cile e, fino a oggi diffuso solo in Sud America, potrebbe essere in fase di “conquista” anche di altri territori, visto che è stato individuato, recentemente, in un gatto nello Stato di New York.

Si tratta di Gurltia paralysans che, allo stadio adulto, è in grado di indurre una grave meningoencefalite diffusa, in quanto si localizza nei plessi venosi dello spazio subaracnoideo, dove si rende responsabile anche di tromboflebite e congestione venosa. Il ciclo biologico di questo nematode è praticamente ancora del tutto sconosciuto, ma si ritiene che diversi animali possano fungere da vettori: lucertole, rane, mosche, coleotteri, gasteropodi e roditori.

Data la localizzazione di questi parassiti, la sintomatologia è caratteristicamente neurologica: la compressione progressiva dei vasi del midollo spinale a livello toracolombare, sacrococcigeo e di cauda equina causa atassia degli arti posteriori, papaparesi, paraplegia, incontinenza urinaria, stasi intestinale. Negli stadi più avanzati della malattia si osserva atrofia degli arti pelvici.

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