Benvenuti nella Pet Economy, il settore senza crisi degli animali domestici

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    pet economy e animali domestici

    Tra dazi e tassi non è certo un’estate povera di notizie. Specie per il Regno Unito, investito dalla prospettiva della hard Brexit.

    Ma questo non ha impedito ai giornali economici più autorevoli, ovvero “The Economist” e “Financial Times” di dedicare due lunghi reportage ad un tema leggero: la pet economy, ovvero la filiera di prodotti e servizi dedicati agli animali domestici. Un classico tema estivo, certo, ma non solo.

    Non mancano i segnali, infatti, che l’economia a quattro zampe continua a viaggiare a gonfie vele nonostante l’aria di crisi.

    L’ultima conferma arriva dai conti semestrali di Nestlè: a trainare i profitti sono i risultati semestrali di Purina, la società che raccoglie le attività nel settore animali del colosso alimentare, particolarmente brillanti in Usa ed in Brasile dove, accanto alla tradizionale attività legata all’allevamento, spicca il boom degli animali da compagnia, come sottolinea Carlos Romano, direttore del settore dedicato al cibo per animali del gruppo elvetico in America Latina:”La regola generale – dice all’Economist –è che l’istinto di prendersi cura degli animali nasce quando i redditi di una famiglia superano i cinquemila dollari all’anno”.

    Non a caso è la Cina a registrare il maggior incremento: i cani da compagnia sono oggi 74-75 milioni, con un tasso di espansione a doppia cifra.

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