Inquinamento acustico dei mari: troppo rumore per i cetacei

    Inquinamento acustico dei mari delfino

    Che i pesci siano davvero muti non è dato sapere. Di sicuro i cetacei non lo sono e di sicuro noi umani in mare facciamo troppo rumore.

    Tanto che l’inquinamento acustico dei mari è diventata un’emergenza da regolamentare al più presto, perché a farne le spese sono i cetacei, animali “acustici” per eccellenza, che già versano in critiche condizioni di conservazione secondo la IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura)

    Otto specie in pericolo per l’inquinamento acustico dei mari

    Tutte le 8 le specie presenti in Mediterraneo tra le categorie data deficient (per le quali le informazioni sono insufficienti), vulnerabile (capodoglio, balenottera comune) e in pericolo, come il delfino comune, che a dispetto del nome è classificato endangered.

    Nuovo report del WWF sul rumore antropico nel mare

    È quanto emerge dal nuovo report del WWF “Rumore antropico nel mare, sopportabile per l’uomo, deleterio per i cetacei”, con il quale l’Associazione chiede alle istituzioni misure urgenti per normare e ridurre le emissioni sonore di origine antropica nel “Mare nostrum”, vero e proprio “hotspot” di biodiversità per i cetacei.

    I cetacei sono mammiferi marini che dipendono fortemente dalla comunicazione sonora e l’inquinamento acustico derivante da traffico nautico, indagini sismiche, sonar, sfruttamento di giacimenti di olio e gas, impianti eolici offshore provoca purtroppo conseguente gravi su balene, delfini e altri mammiferi marini” si legge nel report.

    L’esposizione al rumore può produrre un’ampia gamma di effetti negativi sui mammiferi marini. Dal forzato abbandono dell’area alla perdita di sensibilità uditiva come conseguenza di traumi acustici, che dipendono poi dalla durata e dall’intensità dell’esposizione.

    La loro conservazione dipende da noi

    È evidente come la conservazione dei cetacei nei mari del mondo dipenda da una serie di importanti fattori, tra cui la capacità e volontà dell’uomo di ridurre l’inquinamento acustico, a cominciare dallo sviluppo di una normative, oggi assente.

    “Istituzioni, enti di ricerca, aziende e società civile devono impegnarsi per implementare programmi di monitoraggio esaustivi su scala nazionale, aggiornare lo stato di conservazione delle specie di cetacei, colmare le lacune conoscitive sulle specie data deficient e identificare le aree critiche.” afferma Donatella Bianchi, Presidente WWF Italia.