Come gestire gli animali randagi? un problema da affrontare

In passato gli animali randagi, se dopo un certo periodo di tempo nessuno li reclamava, venivano uccisi. Oggi invece la situazione attuale è completamente diversa.

A cura di: Prof. Agostino Macrì

randagi

E’ notizia di qualche tempo fa che le Autorità australiane hanno deciso di sterminare i gatti “selvatici” (o meglio randagi) mediante l’impiego di esche avvelenate. La decisione sarebbe stata presa perché questi animali stanno uccidendo milioni di rettili e uccelli mettendo in pericolo dei delicati equilibri ambientali.

Ci sarebbe molto da parlare sulla sicurezza dell’intervento e dei suoi aspetti etici. Infatti non è facile comprendere come possa essere “selettivo” l’avvelenamento. Probabilmente anche altri animali selvatici carnivori e/o onnivori potrebbero essere uccisi. Inoltre non si può escludere che gli animali avvelenati vadano incontro a sofferenze molto gravi e inaccettabili.

Sembra che qualcuno abbia anche proposto di sterilizzare i gatti. Se tale misura dovesse essere attuata con la chirurgia, bisognerebbe catturare un paio di milioni di gatti selvatici, sedarli e poi castrarli. Quanti medici veterinari servirebbero?

In Italia l’uccisione di gatti o cani “randagi” sarebbe del tutto improponibile. Sono infatti molti anni che i diritti degli animali fanno parte del nostro ordinamento giuridico.

Come molti ricorderanno nel passato gli animali randagi (in particolare i cani) una volta catturati venivano portati nei canili; se dopo un certo periodo di tempo nessuno li reclamava venivano uccisi.

Grazie a importanti misure legislative la situazione attuale è completamente diversa.

I Comuni debbono organizzare, a loro spese, delle strutture in cui ospitare gli animali randagi provvedendo al loro sostentamento.

Lo scopo è quello di favorire le adozioni degli animali da parte dei cittadini, ma purtroppo questo non sempre avviene e molti animali passano la loro vita rinchiusi in strutture che ne garantiscono la sopravvivenza, ma in condizioni di cattività “vigilata”.

Le croniche carenze finanziarie dei Comuni non sempre consentono una buona “gestione” degli animali e allora intervengono dei “volontari” che fanno quel che possono.

I randagi: come combattere il fenomeno?

Il vero problema è comunque quello di combattere il randagismo alla base e in particolare applicare le rigorose misure esistenti, almeno in Italia, che puniscono severamente chi abbandona gli animali.

Chi “acquisisce” un animale deve essere cosciente di assumersi delle responsabilità e che deve impegnarsi a garantirne il benessere.

E’ sufficiente una buona alimentazione, garantire un regolare esercizio fisico (che è molto utile anche per i proprietari che accompagnano i loro animali) e anche l’assistenza sanitaria veterinaria per le vaccinazioni e nel caso di eventuali malattie.

In definitiva quindi il randagismo non va combattuto uccidendo gli animali, ma con la prevenzione che deve basarsi su una buona educazione dei proprietari degli animali.