Affidamento degli animali domestici: chi li tiene dopo la separazione?

Gli animali nelle famiglie sono ormai una presenza rilevante e molto amata. Per questo, può diventare difficile stabilire chi terrà con sé il cane di casa (e anche chi lo dovrà mantenere) nei casi di separazione di coppia.

A cura di: Dott.ssa Paola Fossati

affidamento degli animali domestici

La legge italiana non prevede regole precise per decidere l’affidamento degli animali domestici o d’affezione, quando una famiglia si divide.

Anche dai tribunali, che si sono già espressi più volte in cause del genere, non è ancora emerso un orientamento univoco.

Per questo, non è chiaro se gli interessi degli animali debbano essere tenuti in considerazione insieme a quelli dei coniugi (o dei conviventi) e a quelli degli eventuali figli, nelle separazioni di coppia.

CHE VALORE HA, IN TRIBUNALE, LA RELAZIONE AFFETTIVA CON UN ANIMALE?

Una disamina della giurisprudenza evidenzia che, da tempo, alla relazione che si instaura tra animali ed esseri umani è attribuito un valore.

Nel 2011, un decreto del Tribunale di Varese ha sancito che “deve oggi ritenersi che il sentimento per gli animali costituisca un valore e un interesse a copertura costituzionale”, per questo “deve essere riconosciuto un vero e proprio diritto soggettivo all’animale da compagnia” e, quindi a mantenere la relazione con il proprio cane o gatto.

Questo principio ha guidato diversi provvedimenti in cui è stata decisa la sorte dell’animale d’affezione, in altrettanti casi di separazione coniugale.

Ha consentito di superare il concetto dell’animale come puro bene patrimoniale e di usare come criterio per l’affidamento il legame affettivo instauratosi tra l’animale stesso e i diversi membri della famiglia.

GLI INTERESSI DEGLI ANIMALI FAMILIARI MERITANO TUTELA?

Spesso l’animale familiare è considerato solo un “oggetto” su cui si riversa l’affetto dell’uomo.

Ma nel 2007, trattando un caso di maltrattamento, la Cassazione aveva affermato che chiunque abbia la gestione e il controllo dell’animale deve “comportarsi con la stessa diligenza e attenzione che normalmente si usano verso un minore”, tenendo conto delle sue esigenze di protezione e del suo interesse a non soffrire.

Questo deve valere anche nei casi in cui il nucleo familiare si disgrega e l’animale, proprio come un bambino, rischia la perdita dei suoi punti di riferimento, a cui dare e da cui ricevere attenzioni e affetto.

COME DECIDONO I TRIBUNALI IN MERITO ALL’AFFIDAMENTO DEGLI ANIMALI DOMESTICI? 

Numerose pronunce hanno già riguardato l’affido degli animali familiari in caso di separazione di coppia, pur in assenza di una specifica disciplina normativa di settore.

È interessante osservare che quasi mai i giudici hanno affidato un animale semplicemente a chi ne risultava legalmente il proprietario.
I criteri di giudizio adottati sono stati diversi. Peraltro, ad esempio nel caso del cane, l’intestazione del microchip  non ne determina in senso assoluto la proprietà.
Infatti, il cane non è un bene mobile registrato. Inoltre, l’intestazione in anagrafe può essere un atto solo formale, che non tiene conto del fatto che l’animale abbia sviluppato una relazione più profonda con un’altra persona del nucleo familiare.

LE SENTENZE

In un’ordinanza, il Presidente del Tribunale di Foggia ha dichiarato che il giudice della separazione può disporre l’affidamento dell’animale d’affezione a uno dei due coniugi, con l’obbligo di averne cura, concedendo all’altro coniuge il diritto di prenderlo e portarlo con sé per alcune ore nel corso di ogni giornata o per giornate concordate dalle parti.

Ciò per non interrompere la relazione che l’animale aveva con entrambi.

Una linea simile è stata seguita dal Tribunale di Cremona, che ha affidato a entrambi i coniugi la gestione condivisa del loro animale, imponendo a ciascuno l’onere di contribuire alle metà delle spese di mantenimento.

Il giudice, ha affermato che “tutte le garanzie che sono previste per l’affido condiviso dei figli minori siano specularmente applicate per i cani”, ugualmente meritevoli di tutela.

Ponendosi su una linea diversa, il Tribunale di Milano ha, invece, dichiarato inammissibile, in sede di separazione giudiziale di una coppia sposata, la richiesta di assegnazione di animali d’affezione all’uno o all’altro dei coniugi, evidenziando che l’ordinamento italiano non disciplina la possibilità di affidare gli animali familiari né attribuisce al giudice “il compito di regolare i diritti delle parti sugli animali di casa”.

Sempre il Tribunale di Milano, però, in un analogo caso di separazione consensuale tra coniugi,  ha poi ritenuto anacronistico continuare a considerare gli animali come semplici “cose”, sostenendo che devono invece essere riconosciuti come “esseri senzienti”.

Per questo, ha concesso ai componenti della coppia separata la facoltà di concordare i tempi della permanenza del cane presso l’abitazione dell’uno o dell’altro e gli oneri per il mantenimento dello stesso.

CONCLUSIONI

I giudici hanno dimostrato di avere, a volte, un diverso approccio nell’affrontare la decisione riguardante l’affidamento di animali nelle separazioni di coppia.

Dalla giurisprudenza di settore emerge però un orientamento evidente a tenere in considerazione il valore della relazione che si instaura con l’animale familiare e l’interesse di quest’ultimo a non soffrire.

Infatti, è stato affermato che gli animali devono essere trattati come i bambini e non come semplici oggetti di proprietà, dotati solo di un qualche valore economico e privi di esigenze affettive.

È comunque necessario che le regole siano rese più stringenti, con una disposizione normativa specifica in merito all’affido degli animali familiari in caso di separazione di coppia.