Le parassitosi del cane e del gatto

Numerose sono le domande che un proprietario si pone di fronte a questa “inaspettata” situazione: “come si è infestato il mio cane e/o gatto?”, “quanto è grave questa parassitosi per il mio cane e/o gatto?”, “in quanto tempo posso eliminare questo problema e con quali costi?”, o ancora “questo parassita rappresenta un rischio per me e per gli altri animali?”.

A cura di: Prof.ssa Fabrizia Veronesi

cane e gatto sdraiati

Spesso i nostri animali d’affezione sono interessati dalla presenza di parassiti sia esterni (es. pulci, zecche e pidocchi) che interni (es. vermi intestinali e protozoi).

Essendo un’evenienza molto comune è un problema che va valutato con attenzione e accuratezza, dando sempre le giuste priorità. Ad esempio è assolutamente necessario comprendere che nella maggior parte dei casi la gestione delle malattie parassitarie necessita di un approccio cosiddetto “integrato”, dove non è sufficiente agire esclusivamente attraverso la somministrazione di un farmaco antiparassitario, ma agire anche sull’ambiente e sullo stile di vita dell’animale al fine di impedire continue re-infestazioni.

È importante sottolineare come ogni animale, a seconda della propria età e stile di vita, possa essere esposto ad un rischio più o meno elevato di contrarre determinate parassitosi; ad esempio cuccioli e gattini richiedono particolare attenzione in quanto possono nascere già affetti da alcune verminosi intestinali od assumerle nel periodo post-partum con la lattazione (es. ascaridi); cani e gatti che provengono da realtà collettive (es. canili, allevamenti, colonie feline, etc.), dove è elevato il livello di fecalizzazione ambientale, possono essere facilmente interessati da parassitosi intestinali che si trasmettono per via diretta oro-fecale (es. giardia), ossia attraverso la contaminazione di cibo, acqua e ricoveri.

Lo stato immunitario dell’animale (la presenza ad esempio di patologie concomitanti o di stati fisiologici particolari come la gravidanza) possono incidere non solo sulla suscettibilità all’infestazione, ma anche e soprattutto sull’intensità del carico parassitario e sulla gravità della sintomatologia connessa.

Ancora, cani ad attitudine venatoria o gatti che esercitano attività predatorie possono ingerire per carnivorismo tutta una vasta serie di ospiti (es. roditori), che albergano stadi infestanti di parassiti, come nel caso delle infestazioni da tenie. Anche il periodo dell’anno può incidere sul rischio da parte di cani e gatti di contrarre parassitosi trasmesse, ad esempio, da insetti come zanzare e flebotomi (es. leishmaniosi e filariosi cardio-polmonare), la cui attività è strettamente stagionale; così come estrema importanza è rivestita dalla movimentazione degli animali al seguito dei proprietari, in quanto non tutti i parassiti sono distribuiti in maniera uniforme in tutti gli areali, ma alcuni sono spazialmente circoscritti solo ad alcune regioni e paesi.

A favorire la diffusione delle parassitosi tra gli animali d’affezione c’è anche il fatto che esse nella maggior parte dei casi decorrono apparentemente in maniera asintomatica, contribuendo alla dispersione nell’ambiente frequentato dall’animale di numerosi elementi parassitari, la maggior parte dei quali sono resistentissimi ai più comuni strumenti di disinfezione.

Nell’ottica di controllare al meglio le parassitosi che cane e gatto possono contrarre nell’arco della vita, abbattendo anche i rischi eventualmente associati alla trasmissione di alcune di esse all’uomo che ne condivide l’habitat, è necessario mettere in atto adeguate misure di prevenzione e controllo che si possono sommariamente riassumere nei seguenti punti:

  • rispetto di misure igieniche di base, in particolare la raccolta regolare delle feci e la pulizia giornaliera delle lettiere per ridurre la contaminazione parassitaria ambientale; molti parassiti infatti non vengono eliminati all’esterno direttamente infestanti e, quindi, rimuovendo tempestivamente le deiezioni si interrompe prontamente la possibilità che un altro animale (o l’uomo stesso) possa contrarre la parassitosi;
  • esecuzione ad intervalli regolari di esami per la ricerca dei parassiti (es. esami coprologici ed esami sierologici) anche in soggetti asintomatici;
  • utilizzo di alimenti industriali o cotti per prevenire le infestazioni trasmesse con carne, visceri o pesce crudi; gli animali non dovrebbero inoltre avere la possibilità di esercitare attività predatoria nei confronti di animali quali roditori, lumache, uccelli che possono albergare forme parassitarie;
  • somministrazione di farmaci ad attività antiparassitaria come antielmintici e sostanze che impediscano la puntura di insetti (es. collari e spot on a base di insetticidi) in grado di trasmettere malattie, sempre sotto attenta prescrizione del Medico Veterinario di riferimento e con i corretti intervalli e tempi di somministrazione.

Come affermato dalle linee ESCCAP (European Scientific Counsel Companion Animal Parasites) “un proprietario consapevole ed informato, è un proprietario che può avere la possibilità di agire in modo responsabile per la salute e il benessere del proprio animale e, più in generale, di tutta la comunità”.

A cura della Prof.ssa Fabrizia Veronesi